Time out


L’amore di Pavia per il basket ha vissuto anni di passione travolgente quando sul parquet di casa si sfidavano le migliori squadre della Serie A1 e A2. Pomeriggi trascorsi al PalaTreves per vedere l’Annabella e, quella che rappresentò poi il massimo storico della competitività, la Fernet Branca di Oscar. Inutile ricordare quei momenti perché sono scolpiti nella memoria di moltissimi pavesi che hanno avuto la fortuna di vivere in prima persona quegli anni. Ora il Palatreves si chiama PalaRavizza proprio per onorare chi ha dedicato passione e denari per questo sport in città.

Sono passati ormai tanti anni e di quel periodo abbiamo solo foto sbiadite. È di poche ore fa la notizia che il basket a Pavia non ci sarà più… Alla fine, nel bene o nel male, sia che si vinca o che si perda, è sempre una questione di soldi, oltre che di cuore.

Mala tempora currunt e non solo per lo sport pavese, piuttosto per questioni ben più serie ed importanti come il degrado diffuso in città, il declino del commercio e del Centro Storico, lo stallo politico, ecc. Le polemiche politiche quotidiane sono esercizi di pura dialettica evanescenti quando tutto il Sistema-Pavia è in affanno, mancano le forze, perdiamo punti mentre altri ci superano in contropiede. E’ proprio nei momenti di difficoltà che l’allenatore chiama il time out! per raccogliere intorno a sé la squadra, per rifiatare, incoraggiarla e spronarla, spiegare cosa non ha funzionato e mostrare cosa si dovrà fare per recuperare.

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La metafora cestistica c’insegna che per il Sistema-Pavia abbiamo la necessità di fermarci un attimo, analizzare la situazione, chiarire le idee, tracciare come sulla lavagnetta del coach lo schema migliore per ripartire, mandare in campo gli atleti migliori, quelli che possono fare la differenza ed aiutare la squadra.

Abbiamo bisogno, tuttavia, di un buon allenatore che abbia autorità, reputazione e la competenza per individuare e puntare sulle nostre eccellenze (e ce ne sono!..). C’è la necessità di rivedere gli schemi, su come far girare la palla per arrivare a canestro e fare punto. Ma soprattutto, bisogna fare gioco di squadra. La partita si vince se corriamo verso un obiettivo univoco e condiviso, senza prevaricarci a vicenda. Abbiamo bisogno di campioni che si dimostrano tali solo quando la loro abilità e forza s’incastrano nel giusto modo, nel meccanismo della squadra. Si vince se collaboriamo tutti insieme, se aiutiamo in difesa, recuperiamo i palloni e lanciamo l’assist per fare punto.

Mi auguro che l’uso della metafora non sia fraintesa credendo il ragionamento meno serio e credibile, perchè la situazione è davvero difficile ed insostenibile quando assistiamo, quasi quotidianamente, alla perdita di credibilità, sicurezza, stabilità e di storia cittadina… Al momento, a parer mio, la principale preoccupazione è riuscire a trovare l’allenatore giusto…

Paolo M. Micheli @Paolo_Micheli

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