L’onere del bilancio partecipativo


È terminata l’ultima fase del Bilancio Partecipato del Comune di Pavia che ha visto con poco più di 2600 votanti esprimere il parere su progetti d’interesse pubblico, per un importo di 300.000 € di spesa, resi disponibili dal bilancio 2017. Al di là della qualità dei progetti discussi, l’occasione è sempre ghiotta per una polemica o per una contrapposizione politica. Non è mia intenzione argomentare le prese di posizione di una parte politica o dell’altra, né tanto meno entrare nel merito dei progetti premiati dal voto popolare. Vorrei, invece, cogliere l’occasione per esprimere una mia riflessione sullo strumento del Bilancio Partecipato in sé che reputo piuttosto inutile e pericoloso.

Negli ultimi anni, a livello nazionale, a causa di evidenti inefficienze di alcune Amministrazioni Locali, maggiormente palesate in quelli che possiamo considerare i grandi Comuni, è cresciuto sempre più un sentimento di sfiducia verso le Istituzioni che ha imposto tout court ai cittadini la volontà d’intervenire nei meccanismi decisionali delle Amministrazioni locali stesse, in particolar modo in alcune scelte, anche strategiche, di sviluppo e gestione del territorio. La politica locale ha accolto ed accettato di subordinare il proprio ruolo all’intervento dei cittadini dimostrando, purtroppo ancora una volta, la propria pochezza e mancanza di spessore. Il fatto di consegnare ai cittadini l’onere di proporre, discutere e votare alcuni progetti che dovrebbero essere strategici all’interno del proprio contesto locale, è un’evidente incapacità delle Amministrazioni di saper gestire le politiche come pure le eventuali contestazioni, elementi peculiari del proprio ruolo istituzionale. In questo modo i cittadini assumono un ruolo che non è il loro.

Coinvolgere la società nel meccanismo del Bilancio Partecipato sembra quasi una mossa ad hoc della politica per scaricarsi una parte di responsabilità da una parte e, contemporaneamente, illudere il cittadino facendogli credere di esercitare un suo dirittio. Il cittadino dovrebbe eleggere il rappresentante di un’Amministrazione che possa portare avanti idee, progetti e politiche che più assecondano il proprio ideale, con un chiaro obiettivo e percorso politico, orientato verso il benessere della comunità, in un’ottica di sviluppo e benessere nel medio-lungo periodo. I cittadini che vanno a votare vogliono (o sarebbe opportuno che avessero) un rappresentante che possa lavorare con passione, competenza, senso etico del proprio ruolo, che abbia dimostrato di conoscere il suo territorio e la necessaria autorità e lungimiranza per gestire, organizzare e sviluppare la propria realtà.

Demandare ai cittadini un ruolo decisionale di tale valore e spessore è pericoloso perché l’esito della consultazione potrebbe diventare una questione per soli addetti ai lavori, di accordi e giochi di scuderia sia da una parte che dall’altra. Pessimista? Non credo, solo non mi piace che si rimbalzi sui cittadini un finto diritto ma una vera e grossa responsabilità.

Paolo M. Micheli @Paolo_Micheli

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