“Era meglio la Pirolisi”


Forse ne stiamo già parlando troppo a proposito di questo progetto noto con il fin troppo facile e prevedibile nome di Vogheraland. Ci sono aspetti che non capisco del progetto che contrastano quello che capisco (fin troppo) bene della mentalità oltrepadana (my two cents and half penny in favore del dibattito). Ho ragionato sui pochi (per non dire inesistenti) dati relativi al progetto e voglio condividere con voi la mia riflessione logico-finanziaria articolata su tre punti.
Sul web circolano solo alcuni numeri afferenti i metri quadri complessivi del parco ed il numero di visitatori stimati. Il parco dovrebbe insistere su 4 Comuni, attraverso due Provincie e Regioni per complessivi 300.000 mq, e si attendono la bellezza di 2.000.000 di visitatori.
Con le mie competenze di Venture Capitalist dilettante avrei qualche dubbio ad investire su un progetto del genere per i seguenti motivi:

1. Ubicazione

Se osserviamo la geografia dei parchi di divertimento in Italia possiamo notare che essi sorgono in prossimità di luoghi ad altissima concentrazione turistica; Gardaland e Mirabilandia sono ubicate in prossimità di luoghi di villeggiatura che attirano già da soli migliaia (il lago di Garda) o milioni (Rimini e la riviera Romagnola) di turisti. Quindi la scelta di una simile location mira a sfruttare una già massiccia presenza in loco di turisti ed competere quindi con le proposte di Entertainment locali.
L’alternativa è collocarsi su arterie di grandissimo traffico al fine di sfruttarne i flussi (vedi Leolandia a Bergamo).
Aprire un parco divertimenti tra le provincie di Pavia ed Alessandria non garantisce pertanto le strutture ricettive od i flussi turistici di un lago di Garda e non sarebbe neanche prossimo ad autostrade di grandi volumi di traffico (intendo ovviamente la Torino-Piacenza, escludendo dal ragionamento la Milano-Genova, poiché si tratta di flussi balneari assolutamente concorrenziali e non complementari con un parco giochi). Anzi sembrerebbe troppo distante da Milano (se volessi sfruttare il bacino Milanese lo costruirei verso Binasco e La Certosa) e troppo da Genova (dove ci si potrebbe concentrare verso Novi Ligure e sfruttare le infrastrutture dell’Outlet ), non in mezzo al nulla.
Aggiungendo la totale mancanza di strutture ricettive, esclusi i pochi Motel (che comunque non hanno una vocazione ad ospitare famigliole per il week end al parco…) e ciò che è ancora aperto a Salice Terme, devo pensare che una parte consistente dell’area del Parco vada destinata ad alberghi e camping, con inevitabile lievitazione dei i costi.

2. Interregionalità

Avendo una vaga idea della brillante, estremamente efficiente nonché assolutamente rapida per non dire velocissima burocrazia italiana, mi sembra una follia pura raddoppiare gli interlocutori pubblici!

Infatti gli investitori devono presentare il progetto ed ottenere le relative autorizzazioni e licenze a ben:

  • Due regioni (e quella che conosco meglio ha una discreta capacità di produrre leggi retroattive per non favorire un progetto imprenditoriale osteggiato dalla ggente);
  • 2 Provincie (che mi dicono esistere ancora);
  • 4 Comuni di due Regioni e Provincie diverse che aumentano ancora di più la complessità.

Nella migliore delle ipotesi, 10 anni di commissioni, appelli e richieste di ulteriori verifiche, posto che entrambe le Regioni siano costruttive e collaborative tra di loro…

3. Capacità di negoziazione

Avendo qualche skills nella negoziazione, mi lascia perplesso la modalità di conduzione delle trattative. In un qualsiasi progetto in cui bisogna fare incetta di un determinato bene, in questo caso bisogna comprare od affittare tutti i terreni di una determinata e ben delimitata area, prima li si dovrebbe acquisire e poi spiegare cosa se ne vuole fare! E per una ragione molto semplice: tenere i prezzi dei terreni bassi.

Se facessi parte della cordata imprenditoriale affronterei i tre punti in questione cercando di dare a tutti e tre una risposta positiva e partirei a testa bassa per realizzare il progetto.
Non facendone parte, vi anticipo che appena leggerò un Business Plan ragionevole e verosimile mi schiererò totalmente a favore dell’investitore.
E lo faccio per una serie di considerazioni banali che desidero condividere anche con coloro che sono riusciti a dichiarare che “era meglio la Pirolisi” (e sono ancora un convinto assertore anche di quel progetto).

Da Facebook…

Riusciremmo finalmente a riempire di contenuti una leggenda metropolitana oltrepadana: che l’Oltrepo sia una terra di turismo. I turisti non ci sono, le infrastrutture destinati ad accoglierli nemmeno. Se vi fosse un’attrazione in grado di portare in Oltrepo, da almeno il Nord Italia, dei veri turisti potremmo finalmente fare progetti concreti di sviluppo turistico delle nostre colline e dei nostri monti. Se partisse un simile progetto molti potrebbero trovare lavoro vicino a casa e non pendolare verso Milano. Considerazione molto venale ma che dovremmo fare tutti noi: flussi turistici portano sempre sviluppo del mercato immobiliare e, francamente, non disprezzerei che la mia casa a Voghera tornasse ai valori di inizio Duemila e che le mie case in Oltrepo avessero finalmente un valore di mercato o, almeno, un mercato…
Infine, dulcis in fundo, magari riusciremmo a vendere anche un po’ di vino e forse di salame

Pertanto, anch’io come il mio amico e sodale Paolo Micheli raccomando calma e gesso. Aspettiamo a vedere se il progetto si concretizza e cerchiamo di capire quali siano i nostri interessi e perseguiamoli una volta ogni tanto.
Nel frattempo io per primo qualche giro sul “Calcinculo” lo farò…

Claudio Nonna @ClaudioNonna

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Gabriele Bianchi ha detto:

    Alcune volte mi diverto a far notare come dati due “problemi” uno possa essere la soluzione dell’altro.
    In questo caso mi pare che qualcuno si sia messo a fare il mio giochetto, si badi che non credo nei complottismi ma nemmeno alle casualità.
    Prendiamo un territorio come quello dell’ Oltrepò, dove le opportunità di lavoro scarseggiano e ci si lamenta della scarsa connettività del territorio.
    A questo punto viene fuori un progetto di autostrada Broni – Mortara che però è trasportisticamente troppo “scarica” . O si aumentano le tariffe o i passeggeri, a questo punto quale idea migliore di creare dal nulla un punto di attrazione (parco giochi) che per funzionare ha bisogno di una grande infrastruttura ?
    Ovviamente tutto questo lo si farebbe noncuranti della vocazione della zona alle produzioni di qualità con enorme frazionamento dei lotti e consumo di suolo.
    Ritornando alla soluzione l’autostrada ha bisogno di traffico e il parco divertimenti crea traffico (di persone poco sensibili ai prezzi per altro), sembra la soluzione ideale.
    Si crea però un problema è possibile creare dal nulla una città del divertimento e sperare che funzioni esattamente come una città tradizionale?
    Un conte, di cui non ricordo il nome, ha pensato di fare qualcosa di simile nel 1960 rilevando un piccolo paese sulle colline di Lecco per costruirci una città delle amenità e del divertimento.
    L’idea sembrava funzionare ma non abbastanza ì paese si chiama Consonno è abbandonato dal 1976 il suo minareto e gli edifici abbandonati circostanti sono in una icona dell’abbandono. Da allora annunci mirabolanti e la minaccia dell’abbattimento si susseguono senza che nessuno riesca a porre rimedio. L’ultmo ad avere proposto un recupero (con soldi altrui) è stato Francesco Facchinetti (DJ Francesco). Ecco tra conti e spendaccioni di soldi altrui gradirei come contribuente pubblico di non entrare in nessuna delle due soluzioni (o problemi) sopra citati.
    In ogni caso per chi si sia chiesto quanti sono i paesi abbandonati in Italia la risposta è circa 6000, contando che i comuni abitati in Italia sono 7978 forse eviterei di costruire alte baracche destinate all’abbandono.

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