(Dis)educazione civica


Questa mattina, mentre aspettavo che suonasse la campanella di ingresso della scuola di due dei miei figli, mi sono intrattenuto a parlare con un altro genitore. L’argomento era la pulizia della città, dal momento che entrambi abbiamo partecipato alla pulizia straordinaria del giardino della scuola, organizzata (credo) da una delle maestre e che aveva visto la partecipazione entusiasta di vari genitori.

In due ore, in 12 persone (tra cui due maestre), a titolo assolutamente gratuito e volontario, ieri abbiamo raccolto 40 sacchi pieni di spazzatura, detriti vari e foglie secche. Mentre lo facevamo, discutevamo sul fatto che ci sia un pessimo senso civico nei cittadini, che preferiscono buttare i rifiuti (bottiglie di vetro, cartacce, involucri di plastica – persino – un orologio) nel giardino di una scuola, fregandosene del fatto che lì ci vadano bambini dai 6 ai 10 anni, piuttosto che fare lo sforzo di utilizzare i cestini (…sull’argomento “cestini”, tornerò più tardi).

Una delle considerazioni che è stata fatta ieri, però, riguarda anche la capacità (e la possibilità) di un’amministrazione comunale di mantenere pulita la città (compresi gli edifici scolastici e le loro pertinenze). Alcuni genitori, ad esempio, non sapevano che all’interno di una scuola esistono dipendenti con diverse competenze e che alcuni di loro non possano per contratto – o, chissà, forse per credo religioso – occuparsi delle pulizie esterne all’edificio scolastico. Pare – uso la formula dubitativa perché non ne ho la certezza, essendo una “voce di corridoio” – che alcuni di loro darebbero volentieri una mano, ma che non possano farlo perché non assicurati o perché rischierebbero problemi di tipo disciplinare.

Ecco, io trovo assurdo che si debbano limitare in modo così preciso le funzioni di un lavoratore, impedendogli di fare tutto ciò che sia possibile per permettere ai bambini di frequentare un ambiente decoroso. Certo, è sicuramente vero che alcuni di loro non lo facciano perché, non essendo una mansione stabilita dal contratto, poi si lamenterebbero di fare qualcosa in più di quanto previsto (e pagato).

Però, ritengo che con questo atteggiamento abbiamo contribuito (tutti quanti) a creare un mondo di paletti e recinti, soprattutto mentali, con i quali difendiamo a spada tratta i nostri diritti, dimenticandoci (o fottendocene) dei nostri doveri (civici, in primis).
Col genitore con cui parlavo questa mattina, abbiamo affrontato l’argomento “pulizia cittadina” molto in generale e lui mi diceva che aveva notato un peggioramento, dalla giunta precedente, della situazione generale. Il paradosso, per lui, consisteva nel fatto che l’attuale sindaco fosse stato dipinto come un ambientalista e che, quindi, ci si aspettasse una maggior cura nella pulizia della città e un maggiore rispetto delle periferie. In fin dei conti – diceva – erano cose che facevano parte del programma elettorale. E lui, che abita al Vallone, era piuttosto incazzato con chi dovrebbe pulire il suo quartiere (ma non solo) e non lo fa. “La colpa sarà anche di ASM, ma non dovrebbe essere il Comune a vigilare sull’operato della società?!”.

Non volendo fomentare le polemiche, ho evitato di dirgli che mi ero candidato come consigliere comunale (con – per mia fortuna – un esito fallimentare) alle elezioni del 2014, nell’ambito di una lista civica che appoggiava il sindaco uscente e ho smorzato i toni. Anche perché ritengo che sia meglio dare il proprio fattivo contributo (come quello che avevamo dato entrambi il giorno prima, per i nostri figli), piuttosto che discutere e polemizzare più o meno inutilmente.

Ci siamo lasciati con un “vedremo nei prossimi due anni, se la situazione migliorerà…”.

Foto: @Lobuit

Poi, per raggiungere l’ufficio, dopo avere parcheggiato la macchina, ho percorso viale XI febbraio, dal lato del Castello. Avevo in mano una carta non riciclabile da buttare e cercavo un cestino. Mentre guardavo se ce ne fosse uno, ho visto piccoli rifiuti di ogni tipo per terra, sotto la siepe del Castello e nelle aiuole che separano il marciapiede dalla strada. Poi ho visto il “moncherino” di un cestino: per intenderci, il palo sul quale è solitamente innestato il contenitore cilindrico di metallo al cui interno c’è un sacchetto. Il moncherino era triste, spoglio, privo del suo contenitore (per la cronaca, lungo il viale ho contato tre di questi pali portacestini…). E mi sono chiesto: “ma come può l’amministrazione comunale pretendere che i cittadini rispettino l’ambiente, se non fornisce nemmeno i cestini?”. Sono arrivato fino all’incrocio tra Strada Nuova e Piazza Castello, per trovare il primo contenitore di rifiuti e lì ho finalmente buttato la mia cartaccia.

Ma sono tutti così pazienti (ed educati)? Sicuramente no, a giudicare dallo schifo che si trova per terra ovunque.

Molti anni fa feci un viaggio a Madrid. Mi colpì subito una cosa: in qualunque ora del giorno e della notte, qualunque via percorressi, vedevo mezzi del servizio di pulizia cittadina, impegnati a raccogliere i (pochissimi) rifiuti buttati per terra, lavare le strade e contribuire a dare ai turisti l’immagine di una meravigliosa città. Quando lo raccontai agli amici, una (madrilena) mi disse che lo facevano perché gli spagnoli sono abituati a buttare tutto per terra; altri, invece, che si trattava solo di un’operazione di facciata, perché le periferie erano sicuramente sporche. Non posso affermarlo con certezza, perché rimasi lì solo pochi giorni e non girai effettivamente tutta Madrid. Ma, ad essere sincero, sia la metropolitana che tutte le zone più o meno centrali che visitai mi sembrarono ben curate. Quindi, adesso, mi viene naturale fare il paragone con la città in cui vivo.

Dove è finito il nostro senso civico, quello che ci insegnavano (evidentemente non a tutti) da bambini? Dove sono finite le promesse elettorali? Ripeto, non voglio alimentare inutili polemiche. Sono molto contento di non essere un consigliere comunale – è evidente che io non sia portato per la politica (pochi voti presi e troppa voglia di risolvere problemi di tutti e non solo quelli che siano limitati al vantaggio del mio “schieramento”) – perché sono sicuro che non sia facile amministrare una città.

Ma se uno si prende l’impegno, e ha avuto il consenso elettorale (evidentemente molto cercato), deve essere in grado di fornire una risposta ai propri cittadini.

Non ho una ricetta per inculcare il senso civico in chi ne sia evidentemente sprovvisto (a parte le idee contenute nel post “La finestra rotta” che avevamo già pubblicato su questo blog), ma, nell’attesa che accada il miracolo e la gente impari a non sporcare, mi piacerebbe che chi deve pulire la città lo facesse con costanza ed impegno, che i cestini fossero più presenti (e si sostituissero celermente quelli danneggiati dai “soliti” idioti vandali) e che non sia lasciato solo all’iniziativa volontaria e privata il compito di rendere fruibili le aree pubbliche.

Insomma, vorrei meno promesse e più azioni; meno problemi e più soluzioni; meno sporcizia e più civiltà…

Antonio R. Lo Buglio @Lobuit

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