Pirolisi: partita chiusa?


È accaduto quello che da tempo temevo accadesse: siamo giunti al punto che la società IET, l’azienda promotrice dell’impianto di Pirolisi a Retorbido nel sito dell’ex Laterlite, ha presentato ricorso al TAR con richiesta di danni a seguito della promulgazione della Legge Regionale del 17 novembre 2016, n. 28, “Riorganizzazione del sistema lombardo di gestione e tutela delle aree regionali protette e delle altre forme di tutela presenti sul territorio” pubblicata sul Supplemento n. 46 del BURL del 17 novembre 2016, che applica un principio di retroattività della legge, spazzando via di netto un iter burocratico iniziato poco più di due anni fa.

Tralascio la retorica giurisprudenziale sulla certezza del diritto e sul principio fondamentale del diritto relativa al fatto che una legge non può essere retroattiva (non posso violare una legge con un mio comportamento se al momento del fatto questo non era illegale). Questo principio garantisce contro ogni sorta di abuso di potere dello Stato e dei suoi Organi Istituzionali. Fino ad ora…

Pensate invece alle conseguenze che tale causa comporrebbe e sugli effetti di una eventuale sentenza favorevole al ricorrente. Le ragioni della IET sono fondate e suffragate dal giudizio della Commissione di Esperti e dei Tecnici della Regione Lombardia che avevano già approvato l’impianto. I meccanismi della politica anti-pirolisi hanno poi fatto fare retromarcia agli stessi tecnici in maniera alquanto discutibile (il sospetto è d’obbligo guardando le tempistiche), lasciando 10 giorni di tempo alla IET per rispondere con proprie osservazioni per evitare l’archiviazione definitiva. A questo punto, mi sembra che le probabilità che la IET vinca siano decisamente elevate.

Quanto sta avvenendo dipende, essenzialmente, dalla mancanza di coraggio della classe politica regionale che non ha saputo, o voluto, affrontare la problematica ma, pretestuosamente, ha inventato rinvii e leggi retroattive sperando che gli imprenditori di IET rinunciassero (volontariamente!) al progetto. Ha mostrato il fianco a polemiche ed attacchi politici anche quando nelle audizioni della Commissioni in Senato, la si attraccava rea di “non avere ancora individuato alcun elemento ostativo alla realizzazione dell’impianto“.

Pertanto se il TAR riconoscerà le ragioni della IET (e relativa liquidazione di danni), il Presidente Roberto Maroni e l’Assessore Claudia Maria Terzi non potranno scaricare le loro responsabilità sulla Magistratura ma solo su loro stessi.

Claudio Nonna @ClaudioNonna

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