Il Centro di gravità


In queste settimane di fine estate, l’attività politica pavese è focalizzata sul Centro Storico e sulla necessità o meno di vietare il transito degli autobus in Corso Cavour, dopo l’annuncio dell’Amministrazione di voler rendere definitiva la soluzione sperimentata nelle ultime settimane.
Tra chi è ProContro troviamo chi è ispirato da atti di fede ed opportunità (entrambe di natura politica) e chi per una più pragmatica comodità personale. A corollario di ciò, non manca una raccolta firme, in questo caso per mantenere l’attuale situazione e quindi il transito dei mezzi lunghi più di una decina di metri… mah! Personalmente, non credo molto nelle campagne di raccolta firme, soprattutto per quelle organizzate all’indomani della protesta, perché pretestuose e dal risultato non obiettivo e veritiero.
Sono altresì convinto che se si domandasse, ad un qualunque pavese in tempi non sospetti (magari durante una vacanza in qualche bella città della provincia italiana), la sua opinione in merito ad un centro storico pedonabile e senza l’intralcio d’ingombranti e rumorosi autobus, molto probabilmente registreremmo un grande apprezzamento per questo tipo di soluzione, senza dimenticare l’inevitabile richiesta di “migliorare il servizio dei mezzi pubblici”…
autobus
Fonte: La Provincia Pavese
Tante belle parole che svaniscono poi nel nulla quando ci si accinge ad applicare alcune misure in questa direzione nella propria città, nella nostra quotidianità. Indipendentemente dal colore dell’Amministrazione Comunale, il tema della viabilità e della tutela del Centro Storico trova sempre una contrapposizione piuttosto feroce, prettamente politica, al posto di un confronto di idee e di una convergenza verso una soluzione condivisa, ma soprattutto, funzionale per i Cittadini e la Città. Capisco che sia più facile e comodo percorrere la prima via, tuttavia il fine ultimo di una missione politica penso debba essere il bene comune ed il miglioramento della convivenza per tutti.
Fondamentale è comprendere ed accettare che ogni proposta ha i suoi aspetti vantaggiosi ed altri sconvenienti: il loro peso relativo ne determina il successo.
Riflettendo su questo tema, ho trovato che ogni volta che s’affronta il tema viabilità, le scelte e le azioni degli addetti ai lavori nascono considerando ancora un tessuto urbano (centro storico + periferie) perimetrato per un uso ed un contesto non più attuale, non più soddisfacente e riconducibile a dinamiche e necessità d’oggi. Non basta, quindi, chiudere una via, posizionare un cartello di divieto per apparire sensibili ai temi della mobilità sostenibile ecc.

Fonte: Agipapress

Pavia è cambiata nel corso degli ultimi decenni (in meglio? in peggio?) ma soprattutto è cambiato il mondo che ci circonda, delle realtà urbane e delle dinamiche socio-economiche ad esse connesse. Nel mentre, invece,  la città e la sua “micro area metropolitana” continuava a mantenere la propria identità e tipicità di piccola città di provincia, chiusa ed isolata. In poche parole, Pavia è sempre rimasta la piccola città di provincia in tutto e per tutto.
È chiaro che non è possibile sventrare il Centro Storico, né trasformare il Ponte Coperto in una via ad alto traffico. Ciò nonostante, non penso sia impossibile rivedere, ad esempio le tratte degli autobus, razionalizzando nuovi passaggi e destinazioni, studiare nuove tipologie di mezzi da impiegare in città, ridisegnare la viabilità dei mezzi privati e di quelli commerciali, ecc.. sempre con l’obiettivo di migliorare una situazione nel modo più funzionale per cittadini, commercianti e turisti.
E’ quindi possibile ridisegnare una nuova urbanistica per Pavia, pur mantenendo le caratteristica di una città “a misura d’uomo”? In rete si trovano tanti esempi di progetti e di ricerche in tal senso applicate anche a piccole città di provincia con contesti storici importanti. Allora, perché non affidare a qualche urbanista, di talento, rinomato o innovativo che sia, un progetto per Pavia? Perché continuare a leggere di decisioni “strategiche” dettate da ideologie ed ortodossie, di conteggio dei transiti dalla dubbia valenza statistica?
L’appiattimento di Pavia ed il suo declino dipendono anche, se non soprattutto, dal modo nel quale possiamo vivere e godere la città, e non si possono risolvere con soluzioni semplici, banali e non programmatiche. Ne deriva, conseguentemente, che abbiamo bisogno d’investimenti: di tipo economico (l’intervento privato non è un male purché non ci sia mera speculazione; cooperazione pubblico-privato); di tipo urbanistico (riprogettare la città e le sue periferie per accogliere meglio il traffico pendolare e quello turistico; agevolare la vivibilità da parte dei Cittadini creando nuove aree e destinazioni d’uso); intellettuale (riacquisire una certa dignità, senso civico e serio senso di appartenenza alla città; esaltare e condividere i propri tesori culturali; fare dell’Università un cuore pulsante culturale e sociale per la città). Non si pretende di cambiare dall’oggi al domani piuttosto di programmare un percorso a medio termine creando un binomio ambiente (urbano) – società che ci eLevi dalla palude nella quale siamo piombati. Per non isolarci, ulteriormente.
Paolo M. Micheli @Paolo_Micheli
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