Vacanze in Spagna e lezioni per l’Italia


Durante le vacanze Pasquali ho fatto una mini crociera nel Mediterraneo Occidentale, l’occasione è stata propizia per riflettere e formulare una mia riflessione sul tema del Turismo.
Sono rimasto positivamente impressionato dal livello di pulizia che ho trovato a Barcellona e Valencia: dovremmo suggerire a molte città italiane di importare i loro City Manager per replicare il risultato… o più semplicemente fare in modo da dover rispettare le normali leggi di educazione e senso civico.
La mia riflessione però verte su Valencia e sulle sue opere pubbliche, in particolare il quartiere di Calatrava.
Valencia negli ultimi quindici anni ha saputo gestire un problema locale trasformandolo in opportunità ed attrazione turistica. Avevano un fiume, Turia, che periodicamente esondava; quindi hanno deciso di deviarlo e nei 5-6 km di letto del fiume deviato hanno consentito ad un geniale architetto di creare un nuovo quartiere con relative monumentali opere pubbliche.
Di Diliff – Opera propria, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1544802
Quel quartiere sta ripagando ampiamente degli ingenti investimenti finanziari attirando milioni di turisti (basti pensare agli anni in cui si svolgeva il Gran Premio di Formula 1 o le regate di Coppa America) garantendo flussi via via crescenti.
Da una semplice osservazione nasce una domanda, una riflessione spontanea: siamo in grado in Italia, oggi, di replicare un simile investimento? Siamo in grado di programmare un investimento così ingente e strutturale? C’è la possibilità o la volontà per una opera ingegneristica di tale impegno, come quella di deviare, ad esempio; un piccolo corso d’acqua per ricavarne uno spazio per opere di pubblico interesse?
Io credo di no.
L’ultima vera opera di urbanizzazione risale all’epoca fascista: l’Eur a Roma. Da allora (anche se gli spiritosi potrebbero citarmi lo Zen a Palermo) non vi è stato più alcun intervento organico, un progetto di sviluppo di una città italiana.
Oggi poi anche solo deviare un torrente sarebbe un’impresa…
Ecco cosa ci divide dalla Spagna, ecco cosa dobbiamo imparare dagli spagnoli.
Claudio Nonna @ClaudioNonna
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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marcella Magnino ha detto:

    Concordo perfettamente : penso che qui a Pavia vada risolto il problema delle periodiche esondazioni che mettono sotto scacco gli abitanti di via Milazzo. A parte le alluvioni del 1994 e del 2000, abbiamo avuto altre due esondazioni nel 2009 credo e nel 2015. Eppure sembra che la cosa venga considerata come ineluttabile. Ma se guardo la cartina storica degli interventi che dal 1700 si sono succeduti per modificare il corso del Ticino in ambito urbano, vedo che a Pavia non si è mai smesso di intervenire sul corso del fiume. Ora mi chiedo il perché di questa passività contemporanea. Non è una questione di soldi, perché siamo comunque ancora la 10 economia al mondo e siamo davanti alla Spagna. E’ una questione di mentalità, forse anche l’espressione di un paese in cui i vecchi sono al potere e non lo cedono facilmente. Ma insomma, la paura del nuovo la fa da padrone. Non possiamo innovare, non possiamo costruire cose nuove, non possiamo nemmeno immaginare che si possa modificare il corso del fiume Ticino, che obiettivamente nel passaggio di Pavia è stato costretto in un alveo troppo stretto e troppo rettilineo. A me piacerebbe pensare a una riqualificazione del fiume in ambito urbano in modo che le rive siano più fruibili, sull’esempio di quanto è stato fatto per altri fiumi europei. Ma mi piacerebbe anche ripensare il sistema dei ponti cittadini. Perché il Ponte Vecchio deve essere percorribile solo in un senso? Se non regge il traffico, lo si chiuda, lo si pedonalizzi e si faccia come il Ponte Vecchio di Firenze, con le botteghe. Ma si costruisca un altro ponte, con materiali e tecnologie moderne, più resistenti e più leggere, per il traffico automobilistico. Non è possibile che io che abito sul lungofiume in via Milazzo sia penalizzata come automobilista e costretta a fare lunghi giri in auto: perché se vado a Broni sono costretta a passare dal ponte della Libertà in uscita e quando torno a casa devo fare il giro dall’argine di Travacò . In generale constato che la viabilità pavese per quanto concerne il centro favorisce gli spostamenti sull’asse est/ovest, mentre da sud a nord la carenza di ponti si fa sentire.

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    1. thenoisefrompavia ha detto:

      Grazie per il commento.
      Concordo sul fatto che il fulcro delle problematiche di Pavia e Provincia, sia merito di una mentalità a dir poco miope. Come potrà leggere nei precedenti articoli del blog, il tema della viabilità (e dei ponti!!) è stato ampiamente trattato e, sicuramente, lo sarà nel futuro. Personalmente, penso sia scandaloso che una città fluviale come Pavia, come pure una intera Provincia attraversata da due dei principali fiumi italiani, non abbia un sistema fluviale attrezzato, qualificato ed atto ad essere vissuto adeguatamente.
      Il caso di Via Milazzo è emblema di questa mentalità lassista: decenni di incuria provocano poi un intervento straordinario. Capisco il disagio, ma sono interventi necessari ed il prezzo da pagare è quello che descrive lei in termini di Km percorsi in più.
      C’è molto da fare , c’è solo bisogno di volontà e, soprattutto, di programmazione e coinvolgimenti dei migliori esperti possibili.

      Paolo M. Micheli

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  2. Gabriele Bianchi ha detto:

    Salve a tutti.
    Io esprimo il mio sincero dubbio sulla necessità delle grandi opere in particolare in Spagna molte città, a causa della speculazione hanno raddoppiato o triplicato la loro dimensione senza una corrispondente crescita della popolazione. La stessa idea è stata seguita dal governo spagnolo con spese sovradimensionate. E’ inutile che ricordi il significato dell’acronimo “PIGS ” il salvataggio di Banca Caixa ecc. Il tutto per dire che l’ investimento deve essere su misura . Veniva citato come “unico” grande esempio italiano il quartiere EUR che è il paradigma esatto di quanto detto: costruito sovradimensionato è tutt’ora sottoutilizzatto e il famosissimo “Palazzo della Civiltà Italiana” che è rimasto inutilizzato fino al 2015 quando è diventato quartier generale di Fendi. Lo stesso vale per Mondiali ’90 che hanno portato debiti che solo ora abbiamo terminato di pagare (25 anni dopo). Quello che bisognerebbe fare è un programma mirato di piccole opere di Riordino magari con la partecipazione dei privati. Se dovessi indicare un esempio di tale opera direi il rifacimento di Via S. Redegonda, via S. Raffaele a Milano, la pedonalizzazione di Piazza del Liberty e Piazza Oberdan.

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