Pirolisi: perché diciamo sì


Questa primavera abbiamo cominciato a studiare il progetto dell’impianto di Pirolisi di Retorbido.
Il nostro Paolo Micheli (Chimico) ha già, da par suo, preso posizione sull’impianto e relativo impatto ambientale:

A) non si tratta di un “inceneritore” bensì di un impianto di trasformazione di un bene commercializzato in milioni di unità ogni anno in Italia: il pneumatico. Il DLgs. 152/2006 e del DM 11/04/2011 n° 82 hanno introdotto il recupero obbligatorio e le modalità da seguire in capo ai produttori, importatori, installatori (Normativa);

B) la tecnologia non è obsoleta, diversi esempi sono presenti in tutto il mondo di impianti che funzionano con la tecnologia pirolitica.;

C) la legge italiana contiene rigidi protocolli per questo tipo di impianti, unitamente a tecnologie industriali, che garantiscono la minimizzazione dell’impatto ambientale dal punto di vista dei valori ammessi per le emissioni.

Io espressi dubbi sulla fattibilità del progetto dal punto di vista economico:
1) la tipologia di società veicolo (una s.r.l.) e la relativa patrimonializzazione non erano, secondo me, sufficienti a garantire la nascita dell’impianto;

2) la ridottissima anzianità di servizio della stessa, con conseguente mancanza di esperienza nella gestione di simili impianti, accrebbero i miei dubbi.

Bene, ora pubblicamente mi ricredo: ho conosciuto il Project Manager di Italiana energetica Tire, l’Ing. Arrivabene in occasione della trasmissione televisiva “Prima Serata Live” su TelePavia del 19706/2015, dove entrambi eravamo ospiti, che ha smorzato molto i miei dubbi. La compagine societaria è sicuramente in grado di trovare i 65/70 milioni di € per costruire l’impianto. Il Direttore dello stabilimento sarà sicuramente un tecnico di provata esperienza in grado di sviluppare il progetto.
Pertanto, nello stile di Noise from Pavia che è sempre per l’approccio: “sì, a condizione che…” vi spiego perché secondo noi questo impianto rappresenta una buona occasione di sviluppo per l’Oltrepo Pavese:

A) l’investimento in termini economici è letteralmente “mostruoso” per l’Oltrepo, 65/70 milioni di € in un solo progetto non sono mai stati investiti in un’unica soluzione;
B) si creano posti di lavoro;
C) si potrebbe assistere alla nascita di un colosso del settore dello smaltimento dei pneumatici. Colosso che potrebbe avere il suo quartier generale in Oltrepo;
D) si risolverebbero i problemi di bonifica ambientale dell’area la quale, già adesso, è una bomba ecologica;
E) potremmo anche sperare di poter sviluppare il così detto “indotto” ossia imprese che si integrano a monte o a valle con l’impianto, ovvero offrono servizi/prodotti accessori all’impianto;
F) la rinascita di una zona industriale potrebbe/dovrebbe aumentare le nostre chances di ottenere adeguati investimenti infrastrutturali in Oltrepo (i ponti sul Po e la Broni-Mortara, in primis);
G) è altresì auspicabile che, per emulazione, le energie imprenditoriali locali possano formarsi e crescere sulle premesse del punto E ed F.

Invito tutti voi a riflettere sulla necessità di pensare come rilanciare questo territorio dal punto di vista economico e lavorativo con pragmatismo: cogliamo tutte le possibilità che ci vengono offerte.

Claudio Nonna @ClaudioNonna

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giuseppe Damiani ha detto:

    Ma avete la minima idea di quanti posti di quanti posti di lavoro verranno persi se venisse realizzato l’impianto che nella migliore delle ipotesi “trasformerà” e diffonderà nell’ambiente 18 tonnellate al giorno di PFU in prodotti di combustione dei gas di pirolisi. Chi vorrebbe venire in vacanza alle terme pirolitiche? Chi vorrebbe degustare i prodotti enogastronomici pirolitici? Provate a fare due conti della serva….

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    1. thenoisefrompavia ha detto:

      Noi di Noise non ricaviamo alcun vantaggio dalla costruzione dell’impianto. Così come se non venisse fatto. È che non dipende da noi che si faccia o meno. Noi ci limitiamo ad analizzare la situazione e dire cosa ci piace e cosa no.
      Valutando la cosa, non ci sembra che sia negativa, ma sarebbe opportuno, anche per una valutazione meglio ponderata, che le amministrazioni comunali, dei luoghi vicini a Retorbido, facessero incontri tra cittadinanza e delegati dell’azienda che vuole fare l’impianto, per spiegare il procedimento ai cittadini e ascoltare le loro preoccupazioni.
      Noi siamo per il dialogo (e in questo caso non ci piacciono quelli che ci vogliono imporre le loro idee, preferiamo aderire al limite dopo averci riflettuto) e, quindi, saremmo felici se tutti gli interrogativi dei cittadini trovassero risposta (condivisibile o no dalla cittadinanza) nelle parole dell’azienda.
      Se, pero, le amministrazioni comunali non organizzano questi incontri, i cittadini continuerebbero ad essere incazzati e preoccupati (magari anche giustamente, chi lo sa) e, in caso di costruzione dell’impianto, lo considererebbero una mera imposizione, cui opporsi a prescindere.

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    2. thenoisefrompavia ha detto:

      Gentile signor Damiani,

      Grazie per la lettura del mio articolo e per il suo intervento.
      In merito ai conti della serva la tranquillizzo: la mia formazione e il mio lavoro si riassume nel fare i conti della serva (allievo della Casalinga di Voghera che della Domestical accounting ha fatto una scuola di vita).
      Sulle sue riflessioni:
      A) in merito agli scarichi dell’impianto lei decisamente sovrastima la quantità e la nocività dei fumi;
      B) da questa sovrastima a cascata sovrastima i danni alle altre produzioni oltrepadane;
      C) faccio molta fatica ad individuare il turismo termale tra le altre filiere produttive di questo territorio. Non lo è più da un decennio ( anche senza dati basta osservare gli alberghi chiusi di Salice e come arrancano quelli che resistono).
      Pertanto, anche ammesso che lei non abbia sovrastimato i fumi e le sue conseguenze sulle altre industrie, mi sembra improbabile che il turismo in OltrePo ne possa subire danni ( poiché non esiste quasi più ).
      Al di là delle polemiche in questo blog ci siamo occupati per anni di viticoltura e turismo denunciandone le cause del declino del primo e della scomparsa del secondo.
      Abbiamo anche suggerito soluzioni per il rilancio.
      A presto.

      Claudio Nonna

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