Pagamenti, monete e rivoluzioni: Apple Pay


Nella scorsa chiacchierata abbiamo parlato del nuovo melafonino, e del fatto che in sostanza l’obiettivo di Apple, oltre che palesemente tornare ad imporsi come status symbol, è quello di rimpiazzare parecchi oggetti elettronici condensandoli tutti nello smartphone (videocamera e macchina fotografica di medio livello, navigatore, assistente personale…).
Ora veniamo alla più grossa novità del Keynote, anche più grossa, in prospettiva, del lancio dell’Apple Watch: il sistema Apple Pay.

Noise From Pavia – È passato in sordina, in Italia come in altri paesi, sulla stampa mainstream, complice la scarsa capacità di comprensione dei fenomeni economici da parte degli “smanettoni”. Vogliamo dire bene cosa è?

Sergio Pinto – Apple Pay è un sistema che permette di pagare col cellulare, replicando al 100% il pagamento con una carta di credito contactless di nuova generazione. In sostanza avvicini il cellulare al POS del negozio, e mediante procedura di autenticazione il pagamento finisce sulla carta di credito, come se la si fosse utilizzata (non si paga dalla bolletta del telefono!). Il sistema è chiamato NFC, esiste da tempo in alcuni telefoni in realtà, ma non è mai stato usato.

NfP – Perché?

SP – Nessun produttore ha implementato un sistema di pagamento sicuro. Ha messo la tecnologia nel telefono, ma nessuno si è preso la briga di sviluppare un sistema sicuro. Del resto non è come fare un’applicazione qualunque: se il sistema è vulnerabile, rischi di essere responsabile in pochissimi istanti di pagamenti enormi, visto che molte carte di credito non hanno neanche massimale. Un’avventura finora alla portata di NESSUNO.

NfP – Fino ad ora, quindi?

SP – Da domani, basterà caricare i dati della carta di credito nel cellulare una sola volta, per poter pagare poi con il telefono.

NfP – Non mi sembra tanto diverso allora. Non sembra un sistema molto sicuro allora.

SP – Detta così, non sarebbe sicuro per nulla. È per questo che stavolta Apple, verosimilmente, riuscirà dove gli altri hanno fallito: non si sono fermati al chip di pagamento contactless!

NfP – Stai dicendo che hanno lavorato sulla sicurezza?

SP – Esattamente. Anzi, hanno lavorato quasi unicamente per la sicurezza. Due anni fa Apple ha dotato il suo iPhone 5S di lettore di impronte digitali: poggi il dito e sblocchi il cellulare. Stop. Inutile. O meglio, sembrava inutile.
In realtà immagino che Apple lo abbia fatto per studiare per due anni, su un’applicazione non critica, tutte le possibili casistiche su come poteva fallire il sistema della lettura dell’impronta, come potesse essere attaccato, bypassato o semplicemente come avrebbe risposto all’invecchiamento in un ambiente reale (unto, umidità, graffi, cadute, stress elettrico e meccanico…). In mano a milioni di persone.
Quando hanno avuto abbastanza dati e si sono sentiti confidenti che il sistema fosse sicuro, hanno proposto l’implementazione utile, in applicazione critica, di quel sistema: lettura dell’impronta digitale per autorizzare il pagamento.

NfP – Quindi pagheremo con il dito?

SP – Ah ah ah, beh diciamo che con l’impronta firmiamo il pagamento. Il cellulare sta vicino al POS, il chip comunica la transazione, e se l’impronta letta è quella giusta il pagamento viene autorizzato. Il sistema vale anche per il pagamento online su qualunque sito web: basta compilare moduli, inserire dati carta. Basterà autorizzare col dito il pagamento del carrello.

NfP – Sembra sicuro. Ma se il telefono finisse nelle mani sbagliate potrebbero esserci furti di dati e usufruire del mio conto corrente?

SP – Premesso che nessun sistema al mondo è in assoluto infallibile, questo sistema non si ferma qui (per fortuna). La genialità del sistema sta in tanti diversi accorgimenti. Innanzitutto all’atto del pagamento, Apple Pay genera un numero di carta di credito usa e getta, diverso da quello reale, che viene distrutto dopo essere servito per il pagamento in questione. Nessun commerciante conoscerà più il numero della vostra carta, né fisicamente la maneggerà. Inoltre, accorgimento unico, tutti i dati sensibili non verranno conservati dentro la memoria del cellulare, né sui server Apple.

apple-pay-slide

NfP – Ma dove?

SP  – Apple ha inserito nei nuovi cellulari un criptochip, una memoria separata nella quale le informazioni vengono conservate in maniera criptata, e che nessuno in teoria può leggere senza la chiave. Anzi, LE CHIAVI. Una sta nei sistemi Apple, e serve a garantire che il cellulare sia integro e non rubato (già ora infatti si può disabilitare un terminale Apple rubato mediante l’applicazione Trova il mio iPhone), la seconda chiave invece, sta all’estremità della mano: l’impronta.
In pratica mediante un sistema di chiavi multiple, localizzate in punti diversi e non tutti facilmente controllabili, i dati vengono criptati e conservati nel chip. E usati solo al momento del pagamento. Sembra sicuro. Attendiamo la prova dei fatti. Questo è l’aspetto tecnologico del sistema.

NfP – Le ripercussioni di questo nuovo sistema credo saranno immense. In buona sostanza Apple sta entrando nel mondo degli intermediatori bancari.

SP – Pur non fornendo un conto corrente, almeno al momento, Apple fornisce un sistema di pagamento che, per ora, si basa sul sistema delle carte di credito. Per ora. Quel che è certo che sarà veramente super economico utilizzare il sistema: pochi centesimi, quasi gratis.

NfP – Tutto ciò avrà delle ripercussioni non indifferenti, al di là dell’aspetto tecnico e tecnologico.

SP – Facciamo un passo in avanti: per ogni pagamento, al momento Apple trattiene una commissione dell’ordine dei centesimi di dollaro.
Una banca che fornisce il POS oggi ai commercianti, ha commissioni variabili 3-4 volte superiori a ciò che Apple chiede, ed in più esige un canone fisso. Cosa succederebbe se domattina Apple immettesse sul mercato un suo POS, che si appoggiasse in qualche modo al suddetto sistema? Quanti negozianti sarebbero disposti a sostenere ancora un costo 4-5 volte superiore a quello del nuovo competitor sul mercato? E questo è uno solo degli aspetti della faccenda. Il più prossimo, in termini temporali. Questa facilità d’uso e la mancanza di una carta fisica, potrebbe moltiplicare il numero di operatori che parteciperebbero al mercato dei pagamenti elettronici: basterebbero dei codici da inserire nel telefono per generare una carta di credito virtuale, proveniente da qualunque Paese del mondo non importa quanto distante. In 10 minuti si potrà abbandonare la banca sotto casa e pagare mediante una carta di credito delle Antille piuttosto che con la propria carta Senese.

NfP – Temo una notevole difficoltà per gli organi di controllo tipo Guardia di Finanza

SP – Il paradigma potrebbe cambiare totalmente: bonifico verso conto in banca estera, inserimento dati nella carta di credito virtuale sul telefono, pagamento mediante cellulare in Italia. Un pagamento che normalmente è italiano, tracciato dall’inizio alla fine, si potrebbe trasformare in un flipper che rimbalza tra Stati esteri: rintracciarlo per motivi di indagine potrebbe dover significare aprire rogatorie internazionali a valanga.

NfP  – Insomma, un vero incubo per un finanziere! Complichiamo di più la questione: Bitcoin!

SP – Finora Apple ha sempre negato l’autorizzazione alla diffusione di portafogli Bitcoin sui suoi sistemi. Dall’arrivo del famoso iOS8 (nuovo sistema operativo integrato in iPhone6), e del criptochip abbinato al lettore di impronte ed al chip NFC, è stato sbloccato lo sviluppo di app di quel tipo. Un caso? Forse. Oppure, forse, il suggerimento agli sviluppatori di puntare sui nuovi sistemi di sicurezza per creare portafogli BITCOIN finalmente sicuri, a prova di furto. E non giochini protetti da una semplice password del tipo NOMEFIGLIODATADINASCITA oppure DATAMATRIMONIO.
Domani potremmo effettuare qualunque pagamento avvicinando un iPhone ad un altro ad esempio, trasferendo i BITCOIN da un portafogli all’altro, autenticando in maniera sicura col nostro bel pollicione. Stiamo parlando di un pagamento criptato hardware che girerebbe su un circuito che già di suo è criptato via software. Praticamente irrintracciabile anche (forse) per l’NSA.
Risultati? La lotta al contante con la scusa di evitare i pagamenti in nero diventerebbe come voler svuotare il mare col cucchiaio da the. In teoria si potrà comprare 10 mila euro di cocaina senza trasportare ingombranti valigette come in Pulp Fiction. Basterà il telefono. Compresa la potenzialità del sistema, gli scambi in chiaro perderanno di significato, ed anche lo stesso sistema di tassazione potrebbe pesantemente risentirne, dovendosi adeguare all’impossibilita di poter tracciare i movimenti di denaro. Sarebbe una rivoluzione per l’economia dello Stato come la conosciamo oggi.

NfP – A questo punto, con Bitcoin o altra valuta criptata chi vieta di poter pagare in una qualunque valuta reale senza voler per forza parlare di transazioni illecite?

SP – Centrato il punto finale: questi sistemi stanno per abbattere uno dei cardini fondamentali che oggi conosciamo: il rapporto tra Stato e moneta. Oggi si sa che in Italia si paga in Euro, in America si paga in Dollari, ecc ecc..
Eppure in tanti Paesi si accettano dollari ed euro pur non avendoli come moneta ufficiale. Ciò avviene perché essendovi parecchi turisti, vi è liquidità sufficiente per avere scambi economici efficienti (possibilità di erogare il resto, scambiare agevolmente verso la propria moneta). Con l’avvento della carta di credito virtuale a portata di telefono, anche la valuta può diventare virtuale. Ad esempio, se domattina i.e. Bank of New York donasse 100$ di bonus ogni 3.000$ di transazioni se i clienti europei facessero pagamenti con una loro carta di credito virtuale, in dollari, e senza commissioni di cambio euro dollaro, sarebbe verosimile pensare che una parte di europei allettati dal regalo iniziassero a pagare in dollari diventando clienti della suddetta banca. Questo vorrebbe dire che nei fatti la moneta X inizia a circolare nel paese Y, colonizzandone pian piano l’economia, pur non avendolo fisicamente invaso neanche con un carro armato di Risiko.
La guerra delle valute quindi dalla Finanza e dalle Piazze Borsistiche, si sposta nel territorio che ancora, per motivi logistici, restava intoccabile: il mercato dei consumatori.  Lì, immagino, si compirà l’ultima grande guerra economica, di cui oggi stiamo vedendo i primi rudimentali strumenti, scambiati ahimè, ancora solo per telefoni.

Da un semplice telefonino smart si può ottenere un mondo completamente diverso e quasi paranoico. E mentre scriviamo queste righe giunge la notizia che EBay voglia vendere il servizio PayPal , non ritenendola più strategica e credendo che il futuro siano i pagamenti mediante Apple ed Alibaba. Forse le speculazioni sui possibili futuri non sono così campate in aria (http://www.linkiesta.it/perche-ebay-vende-paypal)

Intervista raccolta da Paolo M. Micheli – Redazione di Noise From Pavia

Annunci

Un commento Aggiungi il tuo

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...