In risposta sui beni comuni di Stefano Pallaroni


Desidero sottolineare l’articolo “Beni comuni” di Stefano Pallaroni nel quale evidenzia una visione decisamente imprecisa del liberismo: come fargliene una colpa se in Italia non l’abbiamo mai visto neanche in foto?

Il liberismo, caro Pallaroni, prevede solo che lo Stato si occupi di poche cose essenziali che ne caratterizzano l’esistenza stessa: difesa, ordine pubblico e strade. Il liberismo prevede che tutte le altre forme di convivenza sociale siano affidate ad altri consessi umani che non siano mediati dallo stato; in particolare poi ha studiato l’economia ma non ha trascurato la solidarietà. In Gran Bretagna, la patria del liberismo, già dall’800 hanno saputo dar vita ad organizzazioni sociali per la solidarietà: vedi gli asili, gli ospedali e gli orfanotrofi che erano di emanazione religiosa e nobiliare. Quindi la ridistribuzione della ricchezza (tanto cara alla politica italiana e della sinistra in particolare) si ottiene come dovere morale della classe dirigente di aiutare i bisognosi dove il bisogno o il disagio c’è.

Quando Pallaroni esalta la comunità che si fa carico della gestione di beni di interesse comune (e non di proprietà pubblica) diviene anche lui liberista.

download

Facciamo un esempio concreto: l’Arsenale.

Per me l’Arsenale continua ad essere un bene di scarso valore storico, essendo una struttura militare non è mai stata vissuta dai pavesi che solo ora potrebbero accedere all’area. Tuttavia, qualora la comunità pavese decidesse di amministrarlo per il benessere comune non mi opporrei.

Sottolineo solo alcuni principi base che mi farebbero condividere in pieno il pensiero di Pallaroni sulla comunità che si fa carico di gestire i beni pubblici o comuni:

A) è perfettamente lecito che la comunità decida su beni comuni;
B) è altrettanto lecito che questo avvenga senza il coinvolgimento di quella parte della comunità a cui non interessa.

Quindi l’Arsenale ai pavesi se:

1) lo comprano dallo Stato (non esiste che un romano o un sardo debba pagare per un bene locale);
2) non partecipi in alcun modo la Provincia (non vedo perché un vigevanese o un vogherese debba assumersi l’onere di un bene comune pavese);
3) il Comune (se partecipasse) lo sottoponga a referendum spiegando cosa taglia (risparmio i tecnicismi ma è impossibile trovare altre risorse con il patto di stabilità) per comprare il bene;
4) venga costituito un comitato, associazione o fondazione per il fund raising.

Se deve essere la comunità a gestire il bene comune lo faccia assumendone onori e oneri: altrimenti paga sempre Pantalone.

Claudio Nonna

Scritto con WordPress per Android

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...