Il vero “capitale umano”


In questi giorni spopola nelle sale e nei dibattiti il film di Paolo Virzì dal titolo “Il Capitale Umano” . La pellicola contiene una seria condanna alla mercificazione dei rapporti umani per tramite della finanza “speculativa”. Come non essere d’accordo! Metto però in virgolettato il termine “speculativa” perché è una accezione che viene data alla finanza per connotarla in veste negativa. La finanza però non è per sua natura negativa ma è strumentale ad un fine e come ogni strumento può diventare positiva o negativa a seconda dell’uso che se ne fa. Esulando per un attimo dall’ambientazione del film, che ha scatenato più polemiche del suo contenuto, in particolare per la scelta del regista di simulare una collocazione delle scene e dei personaggi nel Nord della Lombardia, presumibilmente in Brianza (quando in realtà, togliamo il velo di mistero, il film è in larga parte girato proprio in Provincia di Pavia, a Fortunago, nella villa “La dominante”, sulla collinetta di Montebelletto, per la precisione!).

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Nel film, un immobiliarista con ambizioni di scalata sociale, rapida e spregiudicata, Dino Ossola (interpretato da Fabrizio Bentivoglio), non esita a indebitarsi usando come garanzia la casa della propria famiglia pur di partecipare ad un’operazione finanziaria “speculativa” e consistente nella scommessa al ribasso su titoli finanziari (probabilmente, si comprende tra le righe, sui titoli di Stato italiani). Ad un certo punto però l’operazione prende una cattiva piega e l’immobiliarista reinventatosi finanziere d’assalto deve utilizzare un escamotage diverso, altrettanto spietato e spregiudicato, per ritornare in possesso della somma investita e salvare la propria casa e la propria famiglia. Un comportamento ed un uso della finanza sicuramente da condannare! Ma questa non è di per sé la Finanza, quella con la “F” maiuscola, ma solo una sua deriva che sicuramente in epoca recente ha fatto danni e mietuto vittime sul piano economico e sociale. Esiste un uso virtuoso della Finanza che produce importanti riscontri sul piano della società e del benessere e per cui vale la pena mettere in gioco la propria casa. Sam Walton, imprenditore statunitense figlio di un povero agricoltore che faceva fatica a sbarcare il lunario, non esitò addirittura a prendere un secondo mutuo sulla sua casa per avere la finanza necessaria a convertire il suo piccolo commercio di elettrodomestici bianchi in un formato di discount commerciale al dettaglio di varie categorie merceologiche. Quello che oggi è Wal-Mart, l’impresa nata da quella abile mossa finanziaria, non certo “speculativa” ma imprenditoriale. Una finanza non-“speculativa” c’è ed è quella che investe nell’economia reale, nell’impresa e nel lavoro e non in complesse ed arzigogolate operazioni finanziarie “carta su carta”. Di questa Finanza in realtà si sente ora molto il bisogno in Italia, per far ripartire l’industria, per investire nei talenti ed avviare al successo nuove forme di imprese nei settori più avanzati, dopo che, soprattutto, il sistema bancario nostrano, incancrenitosi su rapporti promiscui con la politica e avvitatosi su operazioni finanziarie “speculative” e spericolate, si è dimostrato non più in grado di dare risposte efficaci allo sviluppo del tessuto economico e sociale. In Brianza, come in Provincia di Pavia, come in ogni altra parte d’Italia.

 

Alberto Dell’Acqua

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